Yoga porte aperte
Genova 2009
Accademia Shiatsu Do – Vico Casana 9/4
Tel 010.2467236
Sabato 31 gennaio ore 10,00
“I Bauls, i folli di Dio: l’incontro con il divino”
Canti Bauls – Bengala, India proiezione filmati
“Ecco perchè, fratello sono diventato un Baul testa matta. Non obbedisco a nessun maestro, a nessuna ingiunzione, canone o abitudine. Nessuna distinzione fatta dall’uomo ha presa su di me, mi diverto solo nella gioia dell’amore che sgorga da me. Nell’amore non c’è separazione, ma sempre unione. Quindi, gioisco nelle canzoni e nella danza con tutti e ciascuno”.
Rabindranath Tagore – Raccolta di canzoni Baul
La parola “Baul” deriva dal sanscrito, significa vento e sta a sottolineare l’autonomia, il movimento.
Ogni anno a Kenduli, al nord di Calcutta, 300.000 Bauls si riuniscono per un festival di musica vecchio di 600 anni. I brevi filmati che oggi vedrete rappresentano un esempio ed al tempo stesso un invito alla condivisione del sapere popolare e delle emozioni della comunità Bauls. Essi invocano il loro Dio unico e universale attraverso la musica. Predicano l’amore, convinti che il paradiso sia di questo mondo; riconoscono il corpo umano come un privilegio naturale in cui l’uomo può trovare la soluzione sovrana ai problemi esistenziali. Ed è attraverso la “conoscenza di Se” e della natura che i Bauls perseguono il desiderio di comunione con il divino, con “la coscienza suprema”. E’ lo stare nella musica, l’essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere i “Folli di Dio” come sono chiamati nella loro terra. La musica quindi come pratica spirituale, strumento di passione mistica e di avvicinamento a Dio. Una filosofia nata dall’unione di Tantrismo, Buddhismo, Sufismo, Vaishnavismo, un’esistenza senza regole, il rifiuto per ogni tipo di schematismo e classificazione, una continua ricerca interiore.
I Bauls sono una confraternita di cantori e musicisti mistici vaganti provenienti dalla regione del Bengala. Questi affascinanti cantori vivono un’esistenza libera, senza regole, viaggiano di continuo, la loro è una vita semplice basata solo sulla gioia e la dolcezza del cantare e danzare insieme in ogni luogo. Si esibiscono in spontanee performance dove la danza e la musica si fondono in un processo mistico che vuole essere veicolo di trasporto spirituale, di gioia interiore, di una felicità da comunicare a chi ascolta e assiste. I canti, poemi di rara bellezza e storie vere, sono dedicati alla divinità che risiede nel cuore di ogni uomo, sgorgano dal profondo delle loro anime ed hanno una ritualità che si esprime nei gesti, nei movimenti. In India i Bauls, poiché rifiutavano il concetto di casta, erano scacciati dai loro villaggi. In seguito, dopo la scoperta da parte del premio Nobel Tagore che rinvenne nei testi alti livelli letterari, i loro canti furono rivalutati. Da allora, loro girano come il vento e, come il vento non cessa mai di essere, così il loro errare è inarrestabile. I Bauls non hanno casa, ma vivono solo della gioia della musica, della danza, del canto che ogni giorno offrono alla gente.
«I Bauls dicono di non cercare la divinità nei luoghi e nelle rappresentazioni: la maggior parte delle loro canzoni spiegano come tutto quello che c’è fuori è in realtà dentro di noi. Dio vive nel cuore di ogni uomo: da qui l’uomo del cuore, o meglio, Dio, da qui l’uomo visto come centro dell’universo. I Bauls rifiutano le differenze di razza, di casta e di religione proprio perché in ogni uomo c’è la divinità: tutto si riunisce in questa grande essenza che è Dio, presente nel cuore di ognuno».
Pietro Silvestri dal progetto musicale “Le strade del Vento”




