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I Bauls, i folli di Dio

“I Bauls, i folli di Dio: l’incontro con il divino”

  “Ecco perchè, fratello sono diventato un Baul testa matta. Non obbedisco a nessun maestro, a nessuna ingiunzione, canone o abitudine. Nessuna distinzione fatta dall’uomo ha presa su di me, mi diverto solo nella gioia dell’amore che sgorga da me. Nell’amore non c’è separazione, ma sempre unione. Quindi, gioisco nelle canzoni e nella danza con tutti e ciascuno”.

Canti Bauls - Rabindranath Tagore – Raccolta di canzoni Baul del Bengala, India 

La parola “Baul” deriva dal sanscrito, significa vento e sta a sottolineare l’autonomia, il movimento.
Ogni anno a Kenduli, al nord di Calcutta, 300.000 Bauls si riuniscono per un festival di musica vecchio di 600 anni. I brevi filmati che oggi vedrete rappresentano un esempio ed al tempo stesso un invito  alla condivisione del sapere popolare e delle emozioni della comunità Bauls. Essi invocano il loro Dio unico e universale attraverso la musica. Predicano l’amore, convinti che il paradiso sia di questo mondo; riconoscono il corpo umano come un privilegio naturale in cui l’uomo può trovare la soluzione sovrana ai problemi esistenziali. Ed è attraverso la “conoscenza di Se” e della natura che i Bauls perseguono il desiderio di comunione con il divino,  con “la coscienza suprema”. E’ lo stare nella musica, l’essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere i “Folli di Dio” come sono chiamati nella loro terra. La musica quindi come pratica spirituale, strumento di passione mistica e di avvicinamento a Dio. Una filosofia nata dall’unione di Tantrismo, Buddhismo, Sufismo, Vaishnavismo, un’esistenza senza regole, il rifiuto per ogni tipo di schematismo e classificazione, una continua ricerca interiore.
I Bauls sono una confraternita di cantori e musicisti mistici vaganti provenienti dalla regione del Bengala. Questi affascinanti cantori vivono un’esistenza libera, senza regole, viaggiano di continuo,  la loro è una vita semplice basata solo sulla gioia e la dolcezza del cantare e danzare insieme in ogni luogo. Si esibiscono in spontanee performance dove la danza e la musica si fondono in un processo mistico che vuole essere veicolo di trasporto spirituale, di gioia interiore, di una felicità da comunicare a chi ascolta e assiste. I canti, poemi di rara bellezza  e storie vere, sono dedicati alla divinità che risiede nel cuore di ogni uomo, sgorgano dal profondo delle loro anime ed hanno una ritualità che si esprime nei gesti, nei movimenti. In India i Bauls, poiché rifiutavano il concetto di casta, erano scacciati dai loro villaggi. In seguito, dopo la scoperta da parte del premio Nobel Tagore che rinvenne nei testi alti livelli letterari, i loro canti furono rivalutati. Da allora, loro girano come il vento e, come il vento non cessa mai di essere, così il loro errare è inarrestabile. I Bauls non hanno casa, ma vivono solo della gioia della musica, della danza, del canto che ogni giorno offrono alla gente.
«I Bauls dicono di non cercare la divinità nei luoghi e nelle rappresentazioni: la maggior parte delle loro canzoni spiegano come tutto quello che c’è fuori è in realtà dentro di noi. Dio vive nel cuore di ogni uomo: da qui l’uomo del cuore, o meglio, Dio, da qui l’uomo visto come centro dell’universo. I Bauls rifiutano le differenze di razza, di casta e di religione proprio perché in ogni uomo c’è la divinità: tutto si riunisce in questa grande essenza che è Dio, presente nel cuore di ognuno». da Pietro Silvestri dal progetto musicale “Le strade del Vento”

 


India – impressioni di un viaggio


India – impressioni di un viaggio

secondo tentativo
…nelle ultime settimane, dopo qualche tempo di naturale silenzio, mi ritrovo a parlare con persone ed amici del mio recente viaggio in India. le battutte sono scontate come i luoghi comuni… la solita domanda è “ sei andato là per trovare te stesso, e allora ti sei trovato?” con sorrisini ironici a commmento. altre mi chiedono se la mia ricerca spirituale ne ha tratto beneficio, se ci tornerei, se l’india è così magica come si legge e come si vede nei reportage. posso soltanto aggiungere ancora qualche riga al mio tentativo di raccontare la mia esperienza in India, ecco l’estratto dal mio moleskine:
Giovedì 5 luglio – Joshimath, anche Jyothrimath o Jyotirmath (Uttaranchand – India)

“…l’esperienza mistica l’ho osservata, ma non vissuta, mi ha appena sfiorato in uno dei posti più spirituali dell’intera India, un ashram. a detta del mio amico brahmino Jamuna Mishra un luogo immutato e rimasto santo per secoli, rifugio di un mistico, di un Rishi, tale Shri Adi Shankaracharya che rimase in eremitaggio in una grotta in quel posto per tre anni… in questo luogo si percepisce una particolare energia: è magico e mistico l’albero che è cresciuto sopra la grotta, la fede dei locali recita che ogni pensiero espresso sotto l’albero ultracentenario si avvera….
di certo il posto è suggestivo ed emana una pace e tranquillità dovuta ai suoi giardini chiamati i giardini del Samadhi , dove fiori bellissimi vengono curati, le costruzioni a pagoda dell’ashram e i muretti di pietre sono verniciati con colori pastello, il tutto avvolto da una distensiva armonia…dopo una settimana di spostamenti in Himalaya la sosta in quel luogo è stata un tempestivo ricostituente a fatica e stanchezza, quindi oltremodo la quiete del posto si è evidenziata rispetto ai ritmi ed alla frenesia delle strade himalayane… di certo è stata un’oasi in mezzo ad un deserto affollatissimo e infuocato”

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Shankaracharya Ashram Jyotirmath

…cari lettori, non crediate che questo uomo selvatico sia un religioso, un fedele seguace di religioni orientali…io sono soltanto un uomo che cerca la verità e la propria serenità…facendo questo cerco sempre di conservare la mia indipendenza di pensiero e non bevo nessuna acqua miracolosa che promette l’illuminazione o la salvezza dell’anima. alla mia anima ci tengo e piuttosto preferisco si ustioni con le fiamme dell’inferno, purchè l’inferno sia cosa vera e autentica, piuttosto che si invischi nelle false dolcezze promesse di mondi paradisiaci e illusori, dove miele e amore egoistico si appiccicano sulla pelle…si io preferisco la cruda realtà, il silenzio, ad ipocriti buonismi…

…ebbene si sono tornato in qualche modo cambiato dall’India, mi sono accorto che un po tutti ci raccontiamo un sacco di bugie, che la vita è semplicemente così come deve essere, ne orrenda ne bellissma, di certo non così facile da affrontare, ma siamo noi che vogliamo illuderci o spaventarci…lei è solo lì per essere vissuta ed è VERA! cazzo se è vera!

Rabesto


India – impressioni di un viaggio

dal mio moleskine : lunedì 16 luglio 2007

…sono arrivato dall’India domenica 15 luglio ore 03,30. oggi il primo giorno di lavoro…sono scombussolato per la stanchezza accumulata e dovuta ad un massacrante viaggio di rientro con volo annullato e lunghe ore di attesa in aeroporto, scalo a Mosca ed altra interminabile attesa… al momento la testa fa fatica a connettere i video clip del “viaggio” in India…non è stato un vero e proprio viaggio di piacere…di certo ho viaggiato da Hindie tra gli indiani. ho mangiato con loro cibi moooolto ma mooolto piccanti in improbabili bar improvvisati lungo le strade himalayane, ho percorso oltre 1000 km in jeep su strade incerte e tormentate da frane, dove autisti in preda a deliri guidano come morsi dalle tarantole. ho percorso un “Teerath Yatra” in Himalaya nelle regioni dell’Garhwal e dell’Uttaranchand, solo una parte dell’assai più impegnativo Himalayan “Shri Char Dham Yatra” sacro ai pellegrini indù. ho camminato a fianco dei Sadhu, stremato e bagnato dalle piogge monsoniche, sino ai templi delle città sante : al “Temple Jyotirlinga of Shiva” di Kedarnath a 3650 mt percorrendo 14 km a piedi su una mulattiera durissima con 1500 mt di dislivello tra le cime invisibili del Kedarnath Parbat (6770 mt) e del Mahalay Parbat (5950 mt). poi Badrinath a 3100 mt sotto le pendici del Neelkant o Nilkantha Parbat (6600 mt) ad appena 20 km oltre le cime innevate c’era il Tibet…e non molto lontano il Nepal.
Kedarnath Temple

 

Tempio di Shiva, Kedarnath 3650 mt: Himalaya -India
…ho riposato alla bene meglio in un “rifugio” in una notte fredda e stracolma di pioggia… ho portato i miei occhi, le mie orecchie e il mio naso in questi luoghi dove ben pochi turisti europei (se non dei “viaggiatori”, dei “saggifolli” heheheh) si avventurano. a Rishikesh, altro luogo santo e la porta per l’Himalaya, ho assistito al rituale bagno nel Ganga (il Gange) da cui mi sono prudentemente astenuto…ho osservato individui disperati, mendicanti e lebbrosi oltre a gente esaltata e famiglie tranquille; ma tutti erano avvolti da una strana eccitazione…li ho a lungo guardati, ho cercato di comprendere: io ero lì e altrove…che altro dire…ho atteso treni seduto per terra avvolto dalle mosche, ho dormito in cuccette multiple ed in alberghi dove il cambio lenzuola non lo fanno da pasqua ( ps non esiste la pasqua in india…). ho patito il caldo e sudato come la gente di quel paese. ho visto la luna specchiarsi sul Gange. ho visto tramonti infuocati, nuvole correre sulle montagne Lavania e gli occhi tranquilli di un bambino dolcissimo: Hakim. ho riposato all’ombra di un tempio dedicato al Tantra, ho sentito il profumo dei fiori Kaner, ho ascoltato il silenzioso sguardo di un Rishi… ma ho comunque ricevuto un tremendo pugno nello stomaco da tutto questo…ed ancora sto cercando di riprendere il respiro…per ora posso soltanto dire che è stata un’ESPERIENZA…vedrò più avanti se negativa o positiva…per ora posso soltanto riflettere.
ho concluso il mio viaggio dentro e fuori dell’anima, dentro e fuori dall’India ….cosi oggi mi viene da scrivere questo: a volte penso a quanto si possa sembrare diversi dopo anni di esperienze e vita vissuta, ma quanto in realtà si sia sempre se stessi. perchè infondo non si cambia, ma si affinano soltanto consapevolezza, osservazione, reazioni e capacità valutative e reattive…soprattutto sensibilità. perche il nostro centro, il nostro nocciolo è uguale e identico, il cuore rimane sempre se stesso, più saggio e meno ingenuo, disincantato ma non ancora disilluso. sarà per questo che, al rientro dopo un tempo che sembra una vita, le amicizie e gli affetti sinceri sono sempre pronti ad accoglierti come fossi stato lontano solo poche ore, e ti ritrovi a tuo agio in un attimo, felice e commosso allo stesso tempo… e ascolti la tua Anima , l’Atman di nuovo in armonia.
Om Shiva. Shanti Om

Rabesto (Rudra)

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Badrinath 3160 mt, Himalaya – India : La casa di Vishnu

The Vishnu temple of Badrinath is located 298 kms from Rishikesh and 48 km from Joshimath . This holy town nestles at a height of 3,160 metres, at the site where a forest of Badri (berry) trees, known as the mythical Badrivan, once covered the area.

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…ad integrazione consiglio la lettura di Acque Sacre – Stephen Alter ed Tea

Il Char Dham Yatra è un pellegrinaggio verso le sorgenti del Gange, il fiume sacro dell’India, intrapreso a piedi ogni anno da milioni di fedeli indù. (Char Dham significa “quattro dimore”, intese come i luoghi santi dove i Lord, gli Dei abitano). Raramente gli occidentali hanno avuto occasione di parteciparvi o di assistervi da vicino. Stephen Alter, americano, nato e cresciuto in India, qualche anno fa ha deciso di percorrere quegli stessi sentieri e attraversare quei luoghi sacri nella regione del Garhwal, rinunciando alle solite comodità per raggiungere una comprensione più vera di quella realtà. Un viaggio durato mesi, segnato da faticose arrampicate sui monti, discese lungo i fiumi, soste sotto la pioggia, ma anche e soprattutto un viaggio spirituale, in cui l’autore, pur non rinunciando alla prospettiva laica, descrive un percorso di conoscenza e maturazione a contatto di una natura spesso inospitale e violenta.

 


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