“…quando un essere umano è presente a se stesso, quando il suo vivere è incarnato nell’attimo, quando il suo pensiero, la sua parola e la sua azione sono tutt’uno e sono in armonia, ebbene è quasi certo ci si trovi di fronte ad un evento sacro…ad un istante più o meno breve che rivela la nostra essenza divina, quella essenza che quasi tutti hanno dimenticato o ci nascondono …non c’è più nobiltà, non c’è più regalità, non c’è più gesto sacro in cui l’uomo si soffermi…il sacro non è lontano da noi, il gesto sacro non è esclusivo di persone o di particolari divinità… restando attenti a noi stessi fondendoci in quello che stiamo facendo in quel preciso attimo ogni luogo diviene un luogo sacro dove si può incontrare dio senza morire… perché il segreto della spiritualità sta nelle nostre azioni, sta nei gesti sacri che si realizzano, nella presenza nella semplicità della quotidianità…” per estensione il gesto sacro sovente era associato ad un gesto sacrificale, tanto da divenire un rituale in cui avveniva appunto un rito sacrificale. nel mio modo di intendere il sacro, il gesto invece può divenire un “sacrificio” nel senso che: si sacrifica al divino una parte del nostro io, ci si fonde nell’azione, ci si ricongiunge a dio dimenticando le sovrastrutture dell’io…”
…si questo è il mio profondo pensiero il mio modo di sentire la vita e il suo scorrere… da questo torna prepotente il richiamo a realizzare qualche cosa di concreto, di creativo…dare forma ad un’idea…
“…nostro compito e dovere nella vita è condividerla, armonizzarla affinchè il suo frutto possa avere un senso per qualcun altro…che lo saprà apprezzare…”
Rabesto (Rudra)

